Pluf

Il velo cade, con un tonfo nel cuore

Quando ti ho incoronato

Re del mio malumore?

Non me ne sono resa conto 

E ora brucia il mio candore

Mi sono fidata e tu m’hai accoltellata

Per l’ennesima volta è colpa mia

Non so come tu abbia questo potere

Di giocare con le parole

All’impiccato e io appesa per il collo

Aspetto che tu mi venga a salvare

Mi odio per averti lasciato entrare

Dentro la testa, fai troppo rumore

Mi sento un’idiota ancora una volta 

Imparerò mai a riconoscere l’allarme

Sentire le sirene urlare di scappare 

E a non voltarmi?

Ora rimango seduta qui 

Ad aspettare che tu mi scriva

Qualsiasi cosa per giustificare

Le tue malefatte, le ferite 

Che mi hai lasciato sul cuore.

Locked up, lockdown

La noia è peggio di un boia

Che mi prende quando meno me lo aspetto

Sto seduta, o sdraiata nel letto

Non dormo, non faccio niente

E mi perdo nei meandri della mente

Giro e rigiro attaccata a un filo invisibile

Sottile come questa sensazione

Di insoddisfazione, fisso il vuoto

Che penetra dentro me

E mi riempie di malessere l’animo

Perdo la capacità di reagire

La vorrei colpire, ma non la vedo

Non so a cosa mirare

La noia c’è, ma si nasconde

Nei meandri della mente 

La noia è peggio di un boia

Che mi prende quando meno me lo aspetto

Sto seduta, o sdraiata nel letto

Non dormo, non faccio niente

E mi perdo nei meandri della mente

Cammino avanti e indietro per casa

Non riesco a stare ferma, ma non so dove andare

Come potermi riparare da questa invasione

Vorrei estrarre il mio cervello

Per appoggiarlo là per un momento

Assaporare una calma che duri un’eternità

Non è mai stato possibile neanche per un minuto

Dormire serena, senza l’ansia che taglia la gola

È un miraggio che nemmeno mi consola

Manca il respiro, non mi dà tregua

La noia è peggio di un boia

Che mi prende quando meno me lo aspetto

Sto seduta, o sdraiata nel letto

Non dormo, non faccio niente

E mi perdo nei meandri della mente

La vita mi sta passando accanto

E io la guardo andarsene e le dico ciao

Triste, rimango sola senza un rimpianto

Non riesco a tirarmi fuori da questo incanto

Fuori c’è il sole, è una bella giornata

La nebbia è dentro me, turbe mentali

Soffiano come il vento da nord-est

Schiava della mia mente, incatenata

Da maglie invisibili a un muro di infelicità

Dov’è la porta che mi possa far fuggire 

Da questa realtà monocromatica?

Amore amaro amore

L’amare o l’amore come una delle più grandi “incerte sicurezze” della vita. Si sa da dove si comincia, ma non si può mai sapere quale sarà l’arrivo. L’amore che libera, che esalta. L’amore che educa. L’amore che fa crescere. L’amore che ci tenta e ci induce in errore. L’amore che da la forza di ricominciare, di rialzarsi…l’amore come due braccia forti che ci stringono e che ci scaldano il cuore. L’amore che è ricchezza, profondità e abbandono. L’amare che è lasciarsi andare….

L’amore che disarma, che ci rende più fragili, più indifesi. L’amore che toglie potere alla ragione. L’amore che è tensione, vibrazione. L’amore che è rispetto…l’amore che a volte è anche umiliazione. L’amore che a volte è prepotenza. L’amore che spesso è privazione. Privarsi per dare: questa è l’equazione dell’amore. L’amore può essere calcolo? L’amore spesso, molto spesso, si rivela solo una triste illusione. L’amore è imbroglio. L’amore a volte è profondo dolore. Amare è annullamento, cancellazione, smarrimento. Amore è crollo di tutte le barriere, è dunque unione. L’amore che a volte è rinuncia, separazione. L’amare che, sì, a volte diventa persino un obbligo. L’amore che spaventa, che fa fuggire, l’amore che costringe a inseguire. L’amore è una continua palpitazione e, in quanto palpitante, è vita. Amare è adrenalina vitale. L’amore che ti apre gli occhi e che ti fa guardare e vedere come se fosse la prima volta. L’amore che quando colpisce ti lascia senza fiato e ti dà l’impressione di volare. L’amore che può diventare un’arma brutale, l’amare che si trasforma in violenza, costrizione. L’amore che però è anche strumento di riabilitazione. L’amare che permette di rivalutare, che sconvolge. L’amare che è azzardare, correre il rischio di stare male. L’amore che ci stringe troppo il cuore. Eppure è all’amore stesso che ci si deve aggrappare. Circolo vizioso dolce come il miele. L’amore che ci spoglia e che ci fa tremare. L’amare che a volte esprime il suo massimo valore in un rifiuto. L’amore che si va nascondendo, brutalizzando. L’amore come merce di scambio. L’amore che è arretrare, per poi preparare l’affondo. L’amore che è realizzazione. L’amore che è un turbinio proprio come queste mie parole. L’amore che è zero, ma anche cento per cento. L’amore è tutto, ma può diventare niente. L’amore che è l’inizio e pure la fine. L’amore che è partenza, ma anche arrivo, ma che non deve mai essere “sentirsi arrivati”. Perché l’amore è un entusiasmante viaggio, non può essere un’alienante meta risolutiva.

L’amore e l’amare sono costante ricerca.

L’amore è inevitabilmente amare e nient’altro…senza possibilità di scelta.

L’amare che non è semplicemente innamorarsi, perché l’Amore, quello vero, è senza fine; non muore mai, si trasforma continuamente.

E voi state amando, Amando?

Amrityo

Amori caduti in un fosso

Amori scivolati via

Amori sciolti nelle mani

Che ti resta solo da leccarti le dita

Come fossero cioccolatini

Quando ancora speri che non sia finita

Amori villani, amori vilipesi

Amori che nonostante tutto

Non si sono mai arresi

Amori del domani, amori di ieri

Amori che hanno trovato vita solo nei pensieri

Amori che adesso è proprio finita 

E amori del giochiamo un’altra partita

Amori in un sogno

Amori di oggi, adesso che è giorno

Amori perché ora ne ho bisogno

Amori della notte, un bacio

Adesso ho troppo sonno.

BrucIo

Precipitare all’infinito 

Senza arrivare mai

Sentire il vuoto nello stomaco

Raccontarti chi sei 

Il fondo non si tocca 

E si annega in un mare agitato

Come il sonno

Che non ho mai dormito

Un nodo alla gola

Impedisce il respiro

E mi sento soffocare

Tra le lenzuola e il mate.

Mare nero come il buio

Da cui non riesco a uscire

Non c’è luce che 

Mi dica da che parte guardare

Senza sonno, senza voglia

Senza vita sulla soglia del baratro

Che mi sega le gambe e me le scioglie

Come burro sul fuoco

Che arde dentro di me.

Affogo

Forse, quando ero ancora brodaglia primordiale

ero destinata ad avere le branchie, e poi

per qualche errore o una piccola svista

sono nata con le gambe.

Sarà per questo che sono infelice:

costretta a gravitare in un’esistenza

terrena mentre, invece

vorrei galleggiare.

In ferno

L’inferno è qui
Dentro la mia testa
Mille voci ballano
infesta, distrugge
Questa cosa che mi affligge
Non se ne va, ritorna sempre
Sento voci sussurrano
Di seguirle
Di ascoltarle
Ronzano nelle orecchie
Vorrei non sentirle
Ma non serve
tapparsi le orecchie
Sono dentro l’inferno
Dentro la mia testa.

Incubo 2k20

Esci dai miei sogni

Vattene dalle mie notti

Voglio smettere di ricordarti

Alla luce non ci sei

Ma quando dormo sei con me

Non ti sopporto più

Mi stai addosso

Come colla te ne stai

Nei miei pensieri

Ora vai, liberami

Dal tuo abbraccio funebre

Voglio vivere, battere il cuore

Sentire la pelle bruciare d’amore

Lasciati dimenticare

Fallo per me

Salvami dall’incubo di te.

3 dicembre

Ti sogno e non ci sei

Ti guardo con strazio

Sei solo in fondo agli occhi miei

Ma qui non ci sei

E io che ti vorrei 

Quanto ti vorrei per abbracciarti

Tanto forte che ti stritolerei 

Ma tu non ci sei

E io rimango con le braccia incrociate al petto 

per paura che mi caschi il cuore

Il cuore nel fango impastato dalla pioggia

Che cade dagli occhi miei.

La neve se ne frega

Io odio la neve. Davvero, non la sopporto proprio. Non riesco a capire cosa ci troviate di bello in una cosa incolore e fredda. Arriva, ricopre tutto di gelo e poi, quando gli gira, si scioglie e se ne va. La neve se ne frega se ci fa tremare, se ci fa battere i denti e ci congela i piedi. La neve si sente meglio di noi. Niente la tocca, bianca e pura com’è. La neve se ne frega.

Hello darkness, my old friend…

Cala la notte e con lei arriva anche un silenzio assordante. I pensieri si aggrovigliano nella mia mente così forte che non riesco a districarli. Non dormo. Penso e ripenso, inesorabilmente. Non trovo rimedio a questa vita che mi si ribella contro. Non la governo più, mi sfugge di mano, si divincola. Sento un nodo alla gola. Sei ancora qui, ma mi manchi già. Vorrei parlarti, ma non puoi sentirmi. Vorrei urlare, ma tutto è inutile. Il silenzio tutto intorno mi sovrasta, sento il ronzio nelle orecchie, sono i miei pensieri che stridono. Non so dove sei, ti vedo qui di fronte a me, ma tu non ci sei. Vorrei raggiungerti, ma non conosco la strada; allora mi abbandono all’idea di perderti e il dolore mi dilania. Dove sei? Dove andrai? Sparirai o rimarrai con me per sempre, nei miei pensieri? Sei già parte di me, ma ti sento scivolare via, come sabbia tra le dita. Non ti posso trattenere e nemmeno più afferrare. Chissà se ti arriva il mio pensiero? Chissà se hai riconosciuto le mie mani…se le riconoscerai. Quanto tempo abbiamo ancora? Tutto il tempo del mondo sarebbe troppo poco. Vorrei raccontarti di me e di te, della vita che mi hai lasciato. Ti ricordi? Non lasciarmi mai. So che lo farai, senza volerlo, senza cattiveria…in punta di piedi te ne andrai, senza fare rumore…lascerai spazio a un silenzio pieno di vuoto. Io mi rannicchierò lì vicino al muro e tenendomi le ginocchia strette al petto piangerò più lacrime di quante ne potrei mai sopportare. Piangerò, nel silenzio piangerò. Mancherai, come l’aria mancherai. La tua voce mancherà. Il conforto delle tue parole. I tuoi ragionamenti senza senso ora trovano il loro significato, come i pezzi di un puzzle compongono il disegno del tuo destino. Il destino che hai scelto tu e che io non riesco proprio ad accettare. Ti chiedo perdono, ma non riesco proprio a lasciarti andare.

 

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Ora che riesco a pensare, ragionare in modo più distaccato mi sono accorta che forse non ti ho mai amato. Dopo tante lacrime, infiniti pianti e notti insonni passate a desiderare di averti ancora con me…improvvisa arriva l’epifania. Così, senza neanche troppa sorpresa, in silenzio, sottile s’insinua l’idea. Desideravo d’essere desiderata. Amavo l’idea di essere amata. Il mio ego si colmava della tua ammirazione. Della tua venerazione. Ero innamorata del tuo modo di amarmi e nulla di più. Mi chiedo se questo non sia un semplice autoconvincimento, l’ennesimo banale tentativo di liberarmi dal tuo fantasma. Non so. Il fatto che mi sia venuto anche solo il sospetto, può essere una prova che in realtà sia proprio così. Non ho mai amato…te. E’ bastato un breve viaggio, chilometri di distanza, per vedere le cose da un’altra prospettiva, per capire che la mia era solo ostinazione nel non voler accettare il cambiamento, per non sentire la tua mancanza. Già, non mi sei mancato per nulla. Mi sono accorta che per tutto questo tempo, 3 anni, ho fermato la mia vita e ho vissuto la tua. Non ho più scritto, non ho più letto…ero completamente svuotata di me. Immobile. Quante occasioni perse….chissà. Mi conforta l’idea che questo dolore è servito, questo lento processo di liberazione e purificazione mi ha fatto aprire gli occhi sulla grandezza del mondo che mi si presenta davanti coi suoi mille colori, volti, sorrisi. A conti fatti ti devo ringraziare, giuda. Mi hai ridato la vita che mi avevi tolto un pezzetto alla volta, senza farti sentire.

I’ve got another confession my friend…..I’m your fool

Cosa sto dando a chi mi sta intorno? Sono in qualche modo d’aiuto? Sono ancora colei che alleggerisce tutto? Che porta il sorriso, che non fa pensare al male?
Mi sento come se fossi un peso, una zavorra che porta con sé le persone a cui è legata. Non ho più il sorriso, quello sincero, sul viso. Quello che c’è è più una smorfia, un banale e futile tentativo di mascherare il dolore.
Non ho più voglia di nascondere nulla, vorrei gridare. Eppure c’è qualcosa che mi blocca proprio nel momento in cui sto per aprire la bocca. Apro la bocca per urlare, ma non esce alcun suono.
Forse con  l’età l’unica cosa che è cresciuta è il cervello. Perché passo il tempo a ragionare, riflettere, pensare, analizzare, cercare soluzioni. Ma il cuore è rimasto bambino.
Non ho la forza di scegliere. Mi manca il coraggio. Non riesco a decidere.
Sono una bambina. Egoista. Egocentrica.
E sono una bambina cresciuta. Vigliacca.
Me ne vergogno enormemente, ma non riesco proprio a evitare di fare così e piango. Piango perché mi rendo pienamente conto che così faccio soffrire anche gli altri.
Non è giusto. Mi faccio schifo. Per davvero, mi disgusto.
Non sono in grado di crescere.
Non mi importa sapere perché, anzi forse il perché lo so.
Mi chiedo solo se riuscirò a sbloccare questa situazione a breve o rimarrò insabbiata in questa fossa ancora a lungo. 

Cenni storici – Cirimido – In mezz al mund

Cirimido si trova nella pianura lasciata dai ghiacciai del quaternario che scesero dai monti del Lago di Como. Alle spalle si trovano collinette che formano l’ultimo e più ampio giro dell’anfiteatro morenico abbandonato dal ghiacciaio nella sua fase di ritiro. Il territorio era relativamente vicino alla via Aurelia che da Roma, per Milano e Como, raggiungeva la Rezia (Valtellina, Grigioni), passando presso Cermenate. Sorsero così presso questa arteria antichi centri abitati quali : Cermenate, Bregnano, Appiano ed anche Cirimido. Fenegrò (Finis agrorum) segnava il confine tra le terre coltivate e le foreste.

E’ difficile precisare quali fossero i primi abitanti (Orobi, Celti, Liguri ?). A questi primi abitanti si aggiunsero 5000 coloni greci, trasportati in queste regioni da Giulio Cesare nel 95 a.C.

Cirimido, antico nucleo, deve il proprio impianto urbanistico alla conquista romana : l’abitato ricalca infatti lo schema dell’accampamento militare romano: un quadrato o un rettangolo diviso in quattro settori dalle due vie principali, il “cardo” ed il “decumano”. Lo stesso territorio comunale riprende lo schema a rettangolo, da Nord a Sud, intersecato da strade campestri quasi parallele.

A Cirimido, facendosi degli scavi nel 1869, fu trovata una necropoli romana del III secolo d.C., con anfore di terracotta, monete, oggetti vari che andarono in gran parte dispersi. Gli abitanti antichi di questa regione, quando divenne provincia romana, furono inscritti alla tribù Ofentina di Roma. Anche Cirimido seguì poi la sorte comune, prima sotto i Barbari, poi con i Longobardi ed i Franchi.

 

Cirimido si trova per la prima volta nominato in un atto del 17 maggio 859 con il nome di Celémanum (Monumenta Hist. Patriae). Nel 1125 si parla di Cirimidum (Anonimo Cumano), nel 1297 è denominato Cirimari (Atti Comune di Milano), nel 1398 è citato come Cirimeri e Cirimedri (notitiae Cleri), nel 1564 gli Atti di Curia e della Parrocchia parlano di Cirimidum o Cirimido, nel 1566 di Cirimedi o Cirimiti e nel 1570, Celimeti, Cirimidi, Cirimedi. Proclamati i Comuni, questi iniziarono guerre fratricide. Milano e Como si fecero guerra per dieci anni (1118-1127). Cirimido era allora costruito sopra una collina vicina al Ronchetto e ne furono trovati i resti scavando quelle terre.

Nel 1125 soldati comaschi furono vessati dai Guanzatesi che avevano ucciso Beltramo Brocco, uno dei capi comaschi. Venuti poi a battaglia ed avutane la peggio i guanzatesi si rifugiarono a Cirimido, nella Chiesa. I comaschi circondarono il paese, diedero fuoco alla chiesa e a tutto il paese. Cirimido non fu più edificato nel posto di prima, ma al piano, ove trovasi attualmente. Verso il 1525-30 in una cappelletta di campagna venne dipinta una Madonna con S. Sebastiano e S. Rocco, che ora si trova nella Chiesa delle Grazie, da qualche discepolo di Gaudenzio Ferrari, che dipinse il Santuario di Saronno.

Nel 1674 fu eretta la Chiesa della Madonna delle Grazie.

Nel 1722 giunse a Cirimido il Corpo di S. Cristina martire, proveniente dalle Catacombe di S. Priscilla.

Negli anni 1803-1806 fu eretta la nuova Chiesa Parrocchiale, ampliata all’inizio del 1900; in quest’ultima occasione don Eugenio Meregalli, coadiutore in Cirimido, regalò alla Parrocchia un prezioso quadro, raffigurante il riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, opera di Jacopo da Bassano. Preziosi sono pure il Coro ed il Presbiterio, provenienti dalla soppressa Chiesa di S. Giovanni in Conca a Milano.

 

Rimasto per secoli agricolo ed artigianale con qualche periodo di emigrazione verso Milano nei secoli XVII e XVIII, ha conosciuto l’emigrazione stagionale in Svizzera e Austria nel secolo XIX, seguito da una modesta emigrazione verso l’America Latina nella seconda metà del secolo scorso a da un più modesto movimento verso gli Stati Uniti alla fine del secolo scorso.

L’emigrazione si arresta in seguito al nascere ed allo svilupparsi dell’artigianato calzaturiero che raggiunge livelli industriali con la fondazione della Ditta “Calzaturificio Lario” nel 1898.

In quel periodo non mancavano certo le derrate alimentari coltivate con tanta cura ed abilità dai cirimidesi che facevano fruttare al massimo i campi che possedevano.

Mancava il denaro liquido, arrivato in seguito allo sviluppo industriale.

La prima metà del XX secolo è caratterizzata da anni ad economia mista: industriale ed agricola.

Con il 25 Aprile 1945 inizia per l’Italia e per la nostra comunità una nuova realtà, quella della Repubblica.

La popolazione, che poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è di circa 1350 abitanti, sale a 1377 nel 1957, a 1692 nel 1977, a 1793 nel 1987, a 1883 nel 1997, per arrivare alla fine del 1999 a 1895 abitanti, segno di una crescita equilibrata nel tempo.

Nel 1947 la strada per Lomazzo era sterrata, il tratto centrale della Via Vittorio Veneto (la vera “Piazza del paese”) era stato formato da poco come selciato in cubetti di porfido, le strade interne del centro storico erano acciottolate sul tipo della “rizzata”, l’acqua potabile arrivava nelle corti, sotto i portici, nelle stalle e raramente nelle cucine.

Le stanze da bagno si possono contare sulle dita di una mano.

Verso la metà degli anni ’50 aumentano i posti di lavoro, grazie specialmente a tre calzaturifici: Lario, Cometa e Gazzella, per un totale di 380 posti ai quali si aggiungono quelli del Calzaturificio Brunate.

Negli anni ’60 arriva la ripresa economica ed il cosiddetto “boom” economico. I cirimidesi che in tutto il periodo bellico e post-bellico continuano nei ritagli di tempo l’attività agricola, almeno come un di più per arrotondare il salario, attirati dal maggior guadagno in fabbrica (ordinari e straordinari) cominciano a vendere o ad affittare ad altri i propri campi, a mandare in soffitta carretti e finimenti e a trasformare le stalle in box per le auto.

Nel 1955 viene realizzato l’ampliamento del cimitero, qualche anno dopo si prolunga la via Roma, vengono tracciate le vie Volta, Papa Giovanni, Mazzini e Dante, asfaltate anche le strade interne e le strade per Lomazzo e Fenegrò.

Il numero dei contadini part-time continua a diminuire finché alla fine degli anni ’80 scompare anche l’ultimo cavallo da tiro e le mucche rimangono solo a pochi agricoltori di professione.

L’aspetto agricolo del paese continua ad essere meno evidente. Gli anni ’60 e ’70 sono anche tempo per le opere pubbliche: la pompa del pozzo di Piazza della Chiesa, che doveva essere abbassata ed alzata in funzione del livello dell’acqua della falda, viene sostituita da una pompa ad immersione. Con la scomparsa delle stalle e dei relativi pozzi neri si rende necessario rivedere l’impianto fognario, la posa in opera delle biologiche e la costruzione di una grande vasca di raccolta delle acque scure e di quelle piovane, lontana dal paese.

Di pari passo si rende necessario il servizio di raccolta dei rifiuti.

Sono aperti due nuovi pozzi, uno in Via Strada di Mezzo l’altro di recente realizzazione (1986) in Via Pace, si redige nel 1972 la convenzione per la realizzazione della rete del metano, completata alla fine degli anni ’80, si costruiscono le Scuole Medie a Fenegrò in Consorzio con altri tre paesi (1988), le Scuole Elementari (1979), si ricostruisce il Municipio (1986 – 1988), la Palestra delle Scuole Elementari (1987), partendo dal progetto generale del 1983 si completa la rete fognaria nella seconda metà degli anni ’80, la rete idrica (1986), arriva la Farmacia (1986), arrivano due banche (1988), si sono avviati rapporti di cooperazione intercomunale con la Casa Albergo di Lo mazzo (1985), con il Consorzio di Depurazione dal 1987, il Cimitero è di nuovo ampliato (1988), per arrivare ai giorni nostri con la realizzazione della piazzola dei rifiuti in collaborazione con Fenegrò, la probabile gestione del ciclo integrato dell’acqua con gli stessi Comuni del Consorzio di Depurazione.

La storia del Comune trova una sua documentazione in Archivio dall’inizio del 1800; è del 1817 una delibera del Convocato Generale (quello che oggi si chiama Consiglio Comunale), del 1839 il collaudo del Pozzo Comunale ad opera del Perito Turioni, del 1854 una Richiesta della Deputazione Amministrativa (ora Giunta Comunale) per una sollecita approvazione della realizzazione della Strada per Turate, del 1862 una delibera del Consiglio Comunale (già nella dizione odierna), relativa alla manutenzione della stradale, del 1869 un dispaccio di Sua Maestà Vittorio Emanuele II che ringrazia il Comune per la partecipazione alla nascita del primogenito Principe Umberto, del 1881 il progetto di ferrovia Saronno – Mendrisio, con richiesta di passaggio sul territorio comunale verso Fenegrò (tra la Chiesa delle Grazie e la Scuola Materna), del 1889 una relazione tecnica sulle condizioni delle strade comunali urbane Campo Santo, di Mezzo, di Fenegrò, di Turate, di S.Antonio, della Stretta, della Pianca, della Chiesa, al progetto del 1930 per l’ampliamento della “Cooperativa”, al progetto per la ricostruzione della vecchia Strada per Turate e della Strada via di Mezzo, per arrivare al periodo pre-bellico, 1936, con un invito pressante della Federazione fascista di Como per la pubblica esposizione del “Calendario fascista”.

 

La sera dell’11 Dicembre 1999 l’Amministrazione Comunale ha festeggiato, in occasione della fine dell’anno, del secolo, del millennio, tutti gli Amministratori che si sono avvicendati in oltre 50 anni di vita comunale, dell’era post-bellica, dal lontano 7 Aprile 1946, quando assunse la Presidenza del Consiglio il Signor Angelo Volontè. Dal 1946 al 1999 si sono avvicendati 103 Consiglieri Comunali, dei quali 37 deceduti e 66 viventi, un pezzo di storia civica, di maggioranze, di minoranze, di votazioni unanimi, discussioni contrastate, scelte difficili, momenti felici, successi, insuccessi, per portare il paese ai nostri giorni.
 

…risveglio

Che bello ritrovarsi dopo tanto tempo ad apprezzare vecchi “sapori”…quasi sepolti nella memoria…

furbizia femminile

Un uomo e una donna si scontrano in un incidente automobilistico.

>

Le due auto sono distrutte, anche se nessuno dei due è ferito.

>

Riescono a strisciare fuori dalle macchine sfasciate e la donna dice all’uomo:

>

‘Non riesco a crederci: tu sei un uomo …. io una donna.

>

E ora guarda le nostre macchine: sono completamente distrutte eppure siamo illesi.

>

Questo è un segno: il destino ha voluto che ci incontrassimo e che

>

diventassimo amici e che vivessimo insieme in pace per il resto dei nostri giorni .’

>

E lui: ‘Sono d’accordo: deve essere un segno del cielo!’

>

La donna prosegue: ‘E guarda quest’altro miracolo… La mia macchina è

>

demolita ma la bottiglia di vino che avevo dentro non si è rotta.

>

Di  certo il destino voleva che noi bevessimo questo vino per celebrare il

>

nostro fortunato incontro ..’

 >

 La donna gli passa la bottiglia, lui la apre, se ne beve praticamente

>

metà e la passa a lei… Ma la donna richiude la bottiglia senza berne

>

neppure una goccia.

>

L’uomo le chiede: ‘Tu non bevi??’

>

E lei risponde: ‘No … Io aspetto che arrivi la stradale’.

Se stiamo insieme – Riccardo Cocciante

E’ capitato spesso durante la mia infanzia, nel dormiveglia della domenica mattina, di svegliarmi sentendo le note di questa canzone alla radio che la mamma teneva accesa in cucina……una melodia nostalgica e triste che mi ha sempre fatto sentire un tuffo al cuore, anche quando ero troppo piccola per capire bene il senso delle parole…..che bei ricordi…..chissà perchè capitava sempre questa canzone….mah, destino!
Sta di fatto che nel dormiveglia di questa mattina ho sorriso sotto le coperte, riconoscendo ancora una volta le note di questa canzone….quando poi ho acceso realplayer per riascoltarla ho scoperto che puff! si è cancellata dal pc!!!…..strano destino!!!!!!!!!!!!
Mi chiedo come mai le canzoni più belle sono quasi sempre le più tristi….sarà per quel senso di incompletezza che ti lasciano? Sarà perchè alla fine nonostante io sia una persona malinconica, in fondo mi piace tanto sognare e guardare al domani con fiducia e quindi sono comunque portata a cercare la sicurezza di un immaginario proseguimento felice e positivo???….sarà….sarà….non lo so. E’ una canzone evocativa, stupenda…..mi viene il magone….
Ma quante storie
ho già vissuto nella vita
e quante programmate chi lo sa
sognando ad occhi aperti
storie di fiumi
di grandi praterie senza confini
storie di deserti
e quante volte ho visto
dalla prua di una barca
tra spruzzi e vento
l’immensità del mare
spandersi dentro
e come una carezza calda
illuminarmi il cuore
e poi la neve bianca
gli alberi gli abeti
l’abbraccio del silenzio
colmarmi tutti i sensi
sentirsi solo e vivo
tra le montagne grandi
e i grandi spazi immensi
e poi tornare qui
riprendere la vita
dei giorni uguali ai giorni
discutere con te
tagliarmi con il ghiaccio
dei quotidiani inverni
no non lo posso accettare
non è la vita che avrei voluto mai
desiderato vivere
non è quel sogno
che sognavamo insieme
fa piangere
eppure io non credo questa sia
l’unica via per noi
se stiamo insieme
ci sarà un perché
e vorrei riscoprirlo stasera
se stiamo insieme
qualche cosa c’è
che ci unisce ancora stasera
mi manchi sai
mi manchi sai
e poi tornare qui
riprendere la vita
che sembra senza vita
discutere con te e consumar così
i pochi istanti eterni
no non lo posso accettare
che vita è restare qui
a logorarmi in discussioni sterili
giocar con te
a farsi male il giorno
di notte poi rinchiudersi
eppure io non credo questa sia
l’unica via per noi…
se stiamo insieme
ci sarà un perché
e vorrei riscoprirlo stasera
se stiamo insieme
qualche cosa c’è
che ci unisce ancora stasera
mi manchi sai
mi manchi sai…

Riflessioni allo specchio

Conoscere qualcuno e iniziare ad “amarlo” significa correre un grande rischio, significa mettere la propria felicità e i propri valori nelle mani di un altro. Significa consentire a se stessi di fidarsi senza riserve…significa accettare di essere vulnerabili.
L’attrazione non è fatta per essere ragionata…cresce dentro l’anima…riscalda in ogni vena e batte in ogni polso…

Mosche

Ma le mosche non si annoiano da sole?
Ci avete mai pensato a che noia possa essere a essere una mosca? Mio Dio! Ma non si annoiano da sole?
Questa domanda mi è saltata alla mente proprio poco fa, mentre facevo colazione leggendo un racconto di Bukowski.
Ma torniamo al fatto.
Ho le tende alle finestre, come deterrente per insetti volatili di vario genere, ma nonostante questo trucco difensivo – che tra l’altro non sopporto, perché il panorama fuori diventa tutto a forellini – uno schifoso mostro volante con tante zampe, ali e una scorta inverosimile di occhi si è palesato in cucina col suo insopportabile, frenetico, interminabile ronzio. Ed era anche un bell’esemplare nella fattispecie. Uno schifosissimo, ronzante, bellesemplare di mosca. Vola che ti rivola, continua a dar di contro alla tenda. Peccato per me, ciò avveniva dal di dentro.
zzzzzzZZZzzzzzzZZZZZzzzzzzzzzzzZZZZZZZzzzzzzzzz.
Un ronzio quasi assordante per il silenzio dei miei pensieri.
Dico io, ma dopo centoventicinque testate in punti diversi, a qualsiasi altro animale sarebbe venuto in mente di cambiare strada.
Ma a una mosca no.
A quel bellesemplare di stupidissima mosca, quest’idea non è passata neanche per l’anticamera del cervello. Ammesso che abbia un cervello. 
Nutro molti dubbi su questo.
E allora dagli con questo sbattere di ali, ridagli con questo tirar capocciate, ma la tenda, ligia al suo dovere, là rimaneva, dove era stata posizionata.
E ad ogni capocciata lo zzz aveva dei picchi, come degli acuti di dolore.
Che per caso ti illudi di passare attraverso i forellini, grande e grossa come sei?
Fatto sta che a un certo punto, per puro caso, la mosca scendendo – un po’ rintronata, neanche a dirlo, per le capocciate – incontra sulla sua rotta zigzagante la ciotola della gatta.
ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ. ZZ. ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ. ZZ. (…)
Mio Dio che frastuono incessante! – penso – Ma non si danno noia da sole?!
Tutto il giorno a svolazzare da una merda a un fiore, con questo suono nelle orecchie.
Si rincoglioniscono da sole. E’ possibile che non se ne accorgano?
Vorrei provare a infilare una mosca nell’orecchio di un’altra, per dare a quest’ultima l’idea del fastidio che possono provocare.
Da matti.
Al che mi alzo – non con poca fatica, dato la sudata di ieri in palestra- con una manata sposto la tenda, con un’altra devio la rotta zigzagante, ronzante e sovreccitata – per via del cibo della gatta – del mostro volante
et voilà, vai a dar noia a qualche calabrone più grosso di te!
Mi risiedo e penso che se per una strana variazione genetica, noi umani potessimo volare sbattendo le braccia, il rumore dei battiti farebbe un casino enorme, date le dimensioni delle nostre braccia rispetto al corpo. Voleremmo si, ma di sicuro ci sarebbero in giro molti più umani nevrotici rispetto a quelli – numerosi- che già ci sono.
Che sia la nevrosi la causa di tutte quelle capocciate alle tende, finestre, vetri e ostacoli in genere, da parte delle mosche?
Allora sarebbe proprio vero: le mosche si annoiano da sole.
(ora che trascrivo questo racconto un dubbio balena nella mia mente: ma le mosche ce le hanno le orecchie?)

Piccolo sfogo scritto per la redazione di Pugni in tasca – MTV

PUGNI IN TASCA

 

Si, sono stufa di stare zitta! Anzi, più che altro sono stufa di arrabbiarmi, parlare e non poter essere ascoltata!

Sono stufa del mio paese, la bellissima Italia, piena di posti incantevoli che il mondo intero ci invidia.

Sono stufa della gente che di fronte alle ingiustizie si scatena, urla, manifesta la propria rabbia, si ribella, per poi zittirsi e accontentarsi dell’inerzia in cui viviamo al primo zuccherino che le viene messo in bocca.

Sono stufa di pensare che qualsiasi faccenda in Italia, da calciopoli alle risse dentro e fuori dagli stadi, dai politici fancazzisti ai contratti di lavoro, venga risolta alla solita maniera: “tarallucci e vino”.

Perché non cambia mai niente? Perché la gente ha paura di farsi sentire? Forse non gliene frega niente?

Perché, se una persona commette un omicidio, uno stupro, dopo qualche annetto di galera viene rimessa in libertà?

Perché esistono le leggi, ma non vengono applicate? Il sistema giuridico italiano è o era il più antico e completo del mondo, tutti ne hanno preso spunto.

Perché ci vantiamo tanto del nostro sistema sanitario nazionale e guardiamo male al sistema sanitario privato statunitense? Qui non c’è bisogno di un’assicurazione privata, non c’è bisogno di sborsare un sacco di soldi, in compenso, durante un’operazione c’è il rischio, tutt’altro che remoto, che vada via la corrente, che si dimentichino le pinze, gli aghi o le bende, che ti operino il ginocchio sano…c’è chi è morto per una semplice appendicectomia, o perché, povera lei, gli si erano rotte le acque, ma non c’era posto per partorire!!! In America le cure si pagano molto, si, ma del resto non succede nulla del genere. E scusate se è poco! In compenso per quei poveracci che vivono per strada, senza assicurazione, senza soldi…esistono tante di quelle associazioni di volontariato, umanitarie, senza scopo di lucro che in Italia ce le sognamo.

Tra l’altro siamo l’ultimo paese in quanto ad aiuti umanitari…che vergogna!

Poveretti loro o poveri noi italiani presuntuosi e saccenti?

Poveri noi!!! Che da più o meno vent’anni siamo costretti a votare sempre le stesse due persone, a legislature alternate! E questa è democrazia? Governo del popolo? Ma se il popolo fa fatica a dire la sua! Io la chiamerei, con un neologismo, duarchia…si, perché quei due, sotto,sotto, sono d’accordo e noi? Ci lamentiamo, protestiamo, ci indignamo e…continuiamo a votarli, un po’ uno, un po’ l’altro…si perché in Italia vige una regola sacrosanta: un po’ per uno non fa male a nessuno!

Certo, così lasciamo che ci prendano in giro un po’ per uno, che si intaschino i soldi un po’ per uno, che ci sobbarchino di tasse un po’ per uno, che ci rubino i soldi dalle tasche un po’ per uno, che ci illudano con false promesse un po’ per uno, che fondino nuovi partiti con le stesse vecchie persone e le stesse vecchie alleanze un po’ per uno…insomma che ci prendano per il culo un po’ per uno!!! Un po’ per uno non fa male a nessuno….si, a nessuno di Loro!

E il paese chi lo manda avanti?

“Un po’ per…”

Eh no!!! Il paese non lo manda avanti nessuno!

Sono stufa di vedere che si spendono fior fior di soldini per costruire ospedali inutilizzati, autostrade continuamente interrotte da cantieri perenni, ponti che non verranno mai costruiti (certo perché non si paga solo la messa in opera, ma anche chi progetta l’opera – di questo molte volte ci si dimentica!!!), treni che nessuno vuole che passino vicino a casa propria, per poi diventare cosa? Il fanalino di coda degli stati “uniti” d’Europa. Siamo sempre noi, il fanalino di coda, i detentori del 70% del patrimonio della cultura del vecchio continente, e di conseguenza anche del nuovo.

Peccato che siamo più bravi a farci prendere in giro dal mondo intero, piuttosto che di vantarci di questo primato. “oh, les italiens” affermano con un sottile senso ironico i nostri cugini d’oltralpe…oltre a loro c’è chi pensa per davvero che gli italiani siano solo pizza, spaghetti&mandolino!

Sono stufa di sentire gli scienziati dire che il mondo sta andando a rotoli, che bisogna fare al più presto qualcosa e poi sentire che gli americani non ne vogliono sentir parlare di diminuire del 40% le emissioni inquinanti! E’ davvero possibile che non ci sia niente da fare? E’ davvero impossibile pensare di minacciare gli Stati Uniti con un boicottaggio globale nei loro confronti? Ok, stop. Forse sto un po’ esagerando…però che rabbia!!!

Mi fa rabbia anche pensare a quanti poveri animali ci lascino le penne, le piume e le pellicce affinché i ricconi stiano al caldo, mentre passeggiano per le vie commerciali, d’inverno. Vorrei diventare la nuova Einstein per avere la facoltà, per lo meno mediatica, di far credere al mondo intero che le unghie umane siano afrodisiache e che no, le pinne degli squali non lo sono! Ok, stop. Forse sto esagerando di nuovo.

Mi fa rabbia sapere che in Olanda, se sei studente, lo stato ti da diritto a una dimora, o che se studi in Francia e contemporaneamente lavori, qualsiasi sia il tuo lavoro, qualsiasi sia il tempo che ti sottrae allo studio, lo stato ti da di diritto uno stipendio fisso mensile, come una fabbrica paga il proprio operaio. In Italia che diritti hanno gli studenti? Non si riesce nemmeno ad avere degli sgravi per gli affitti degli studenti fuori sede!!! Io l’anno scorso stavo, insieme ad altre due persone, in uno schifosissimo bilocale a Milano e pagavo ben 900 euro d’affitto+spese ogni mese!!!

Perché l’Italia non funziona? Tutti hanno i nostri stessi problemi, in compenso stanno comunque meglio di noi, affrontano i problemi e li risolvono, dunque progrediscono….mentre in Italia che si fa? Si fa finta di prendere provvedimenti, giusto per gestire il dissenso degli elettori (badate: elettori, non cittadini!) e si sprofonda pian piano nella melma.

Ci sono tante altre cose che vorrei gridare, tante altre domande che vorrei porre…ma più vado avanti a scrivere, più mi viene la bile…sarete così gentili da darmi la possibilità di farmi sfogare? Di ascoltare? Altrimenti morirò a causa del mio stesso veleno!!!

Proprio ora che sto pensando a una possibile conclusione mi affiora alla mente la melodia di una vecchia canzone: “Noi! Pugni in tasca e sogni fuori…..”

Possibile che me la ricordo solo io? Beh, questa è la mia “Linea d’ombra”…..:

“No señor! Disobbedisco!!!”

La-preda

Dal blog della Sara, compagna di banco dell’avventura liceale

Prof:"nn riesco ad ascoltare i miei pensieri"

Fede:"dica loro di alzare la voce"

 

 

 

prof di scienze:"EIACULARE vuol dire MANGIARE"

 

 

 

 

 

 

 

Prof, siamo dovuti andare a scendere xkè i bagni qua sn guasti

 

 

 

 

 

 

 

Sami: l’acqua era così fredda ke mi sentivo come in una bottiglia di Coca-Cola con il ghiaccio

 

 

 

Ale: l’intelligente prof Di M. = è un ossimoro!!

 

 

 

prof di scienze(nata nel 1600): "c’è qualcuno che ha un PUNTA-LAPIS?" –>tradotto: TEMPERINO

 

 

 

come è noto, tutte le creature mortali erano mortali

 

 

 

Elena: x fare 1 albero ci vuole 1 seme, x fare 1 seme ci vuole lo sperma, x fare lo sperma ci vuole la Gloria!

 

 

 

è una tavola DI VETRO DI PLASTICA

 

 

 

se l’acqua del rubinetto è 1 pò gialla..sì c’è 1 pò di ruggine, ma FA BENE!

 

 

 

ve ne accorgete quando parlate o è un riflesso nervoso?

 

 

 

prof di francese: volevo dirvi che SULLA manuale di francese..

 

 

 

prof di italiano: alla fine di questo periodo di SCHIAVITA’

 

 

 

prof di scienze:"nella circoincisione SI TAGLIA PREPUZIO E GLANDE"

 

 

 

prof di storia:"la riFoluzione aCraria e la riFoluzione tecHINICA"

 

 

 

prof di filosofia: "gli illuministiCHI"

 

 

 

ore 13.05, prof di filosofia (Di mezza): "vi lascio alla vostra COLAZIONE"

 

 

 

quanto tempo è stato morto?

 

 

 

scusi, mi sono Sconfusa

 

 

 

La Samiiii: "arriva dalla Papua Nuova GuineSIA"

 

 

 

gregge di mucche

 

 

 

ma dai prof, la E. si sta mettendo il collirio, mica si sta scaccolando!

 

 

 

abbiamo 1 struttura complessa ma semplice

 

 

 

caratteristiche fisioGNOMICHE

 

 

 

Prof:"l’organo genitale femminile non voglio sentirlo citato ad alta voce"

 

 

 

Prof: "C. le piacciono le patate?" Glo: "Sì" Prof: "allora se ne metta una in bocca!"

 

 

 

"prof esiste la parola sufficientemente?" "no devi usare la parola PATATA"

 

 

 

le tue scarpe sono distraenti!!

 

 

 

la matematica è l’arte di non fare i conti

 

 

 

la stupidità cresce senza bisogno di pioggia

 

 

 

Volendo fare il poeta..i merli accecati cantano meglio!

WORLD AIDS DAY

 
 
 
 
 
MAI ABBASSARE LA GUARDIA!!! E MAI DISCRIMINARE!!!!!!!!!!!!!!
 

Ora che ho trovato le parole…CALIFORNICATION

Vi sarete chiesti perché non ho commentato le vacanze di quest’estate e mi sono semplicemente limitata a caricare le foto….beh, semplicemente perché Los Angeles mi ha lasciato senza parole.
Immensa. Interminabile. Larga. Esagerata. Calda. Viva.
Letteralmente un altro pianeta.
Mi sentivo come una formica che passeggia sul mappamondo, piccolissima. Elettrizzata dalla voglia di farmi entrare quell’energia cosmica nelle vene. Quell’energia la avverti da subito, mi ha colpito come un pugno proprio sul marciapiede appena fuori dall’aeroporto; di colpo, nonostante le 18 ore di viaggio, le nove ore di fuso orario, il sonno, mi sono svegliata, ma non è stato proprio come quando apri gli occhi la mattina. Credo di non essermi mai sentita così, mi sembrava di camminare su un polo magnetico, una calamita che ti attira con una forza che non puoi ostacolare, ti travolge.
Credo che ognuno di noi abbia un posto dove può veramente sentirsi bene, vivo, credo che molte volte quel posto non corrisponda al luogo in cui si è nati o dove si vive. (Gipsy heart.) Quel posto può essere a migliaia di chilometri, nel Borneo, in India, in Africa. Anche se non ho visitato il mondo intero, credo di averlo trovato.
E’ molto difficile rendere con le parole ciò che si prova nel cuore, nella pancia, quelle sensazioni che ci capita a volte di provare e che strizzano le budella. E’ difficile perché non sono pensieri razionali, si chiamano proprio per questo emozioni.
La California è stata una fonte inesauribile di emozioni.
Il rumore dell’oceano, i gabbiani, il traffico, la gente, le voci, i passi, le luci, la musica, gli odori e i magnifici colori della natura, il deserto, le foreste, i canyon.
Mi sono veramente sentita libera.
Non puoi fare altro che pensare a quando ritornerai. 
“Welcome to the hotel California
such a lovely place
such a lovely place….”

Ali mozzate

Siamo realmente liberi

oppressi da regole invisibili

le parole pesano

come macigni

sulle nostre scelte,

i nostri bisogni

devono avere un formato particolare

se troppo grandi

appena nati sono già da buttare

buttare, buttare, senza ragionare

senza diritti e possibilità di realizzare

i nostri sogni

sogni, sogni

ali di cera alla luce del sole

libertà e democrazia sono solo parole

se non sono scritte

hanno niente di reale

la realtà è questa

siamo uccelli liberi

con le ali mozzate

guardiamo il cielo infinito

ma non possiamo volare.

vi ricordo che….

giovedì prossimo è il mio compleanno!!!
 
 
Oddio ho paura di invecchiare…qualcuno può aiutarmi?!!!!
 
 
 
 
 

Dillo un’altra volta

Un Giorno sei forte
      Un altro hai nostalgia
E non serve correre lontano
   se non si può andare via.

Chili Peppers live in Udine

Bene, è passata una settimana dal concerto….posso provare a fare una recensione….
la scaletta è stata molto originale:
01 – Intro
02 – Can’t Stop
03 – Dani California
04 – Under The Bridge
05 – Jam
06 – 21st Century
07 – Jam
08 – Parallel Universe
09 – Maybe (John solo)
10 – Snow ((Hey Oh))
11 – Get On Top
12 – Emit Remmus
13 – So Much I
14 – C’mon Girl
15 – Me & My Friends
16 – Jam
17 – Hump de Bump (chad, flea and josh on drums)
18 – By The Way

—ENCORE—

19 – Chad Solo
20 – Flea’s trumpet
21 – I Could Have Lied
22 – Sir Psycho Sexy

Rispetto a quelle proposte negli ultimi anni….ne sono rimasta molto colpita, hanno suonato molto bene (a parer mio), sono rimasta delusa dalla completa mancanza di interazione col pubblico, soprattutto da parte del solito Kiedis, che secondo me dovrebbe puntare in gran parte su quello…frusciante non era in formissima fisicamente a quanto ho saputo, ma ha cantato benissimo la sua maybe e ha suonato col cuore come sempre. Chad impeccabile come al solito, nulla da dire fuorché è uno dei migliori (bellissima la jam alla batteria con Flea e Josh), Flea ha finalmente mollato il plettro e ha fatto un po’ di spettacolo, visto che Anthony si fa sempre i cazzi suoi…ma si sa: Flea è un pazzo e Anthony ormai è una primadonna. c’è stato anche un siparietto di Flea alla tromba che ha sparato un po’ di scale a caso…il pubblico (40’000 persone) secondo me ha fatto un po’ schifo: c’era bordello sulle canzoni di Stadium Arcadium e nessuno cantava sulle note della bellissima I could have lied, di Sir psycho sexy o They’re red hot…che vergogna!!! Ritiratevi!!!!!!!!! Ad un certo punto Anthony ha avuto un guizzo e ha intonato l’inizio di BABY APPEAL, ma nessuno l’ha seguito, perciò ha mollato lì….doppia vergogna per il pubblico!!! Magari se partiva un minimo di coretto la facevano…addio bei vecchi tempi!!! Poi non lamentatevi che fanno più che altro pezzi nuovi, eh!!!!!!!!!
Io sono abbastanza soddisfatta, se non fosse per: 1. la cattiva organizzazione (la gente che passava dai controlli e poi lanciava i biglietti del prato a quelli delle gradinate O.o), 2. la gente che non ballava (tipo le solite bambine che vogliono stare ancorate alla transenna a gridare Anthony ti amo e strapparsi i capelli-tra l’altro ne avevo una di fianco che si è messa a piangere quando sono apparsi sul palco e ha smesso non so quando perché mi sono spostata per evitare che mi venisse un raptus e la pigliassi a schiaffi…..-) e non cantava le canzoni storiche, 3. Anthony che si fa altamente i cazzi suoi (è come se cantasse davanti al muro di camera sua-giusto per dare l’idea-)
….bel concerto!!!!
tecnicamente: 9
feeling col pubblico: 2
Quando sono andati via solo Flea si è fermato a salutare per benino, Anthony si è messo addirittura a correre in direzione del backstage…bah! Sono saliti subito sul tour bus per andare a monaco…vabbè la fretta, vabbè che sono in tour da un sacco di tempo, però….42euri ce li ho spesi io!!!
Josh è un bravo strumentista e fin qui tutto ok, ma la seconda chitarra sulle canzoni dei red hot non c’entra proprio un ghezzo perciò, la prossima volta è meglio se torna a stare al synth!
Comunque l’energia che sprigionano è potentissima, c’è nulla da dire. Devastanti!

Mechanic reality

Macchine!….la vita è fatta di realtà meccanica…..mechanic reality….noi siamo solo dei burattini in carne e ossa legati al destino con fili sottili e invisibili, così tanto da illuderci di essere liberi. Liberi di decidere dove andare e cosa fare…fino a che non ci si ferma un attimo per accorgersi che non è così: la realtà non ce la creiamo noi, noi siamo solo degli attori sul palcoscenico e le scenografie ci scorrono intorno con i cigolii degli ingranaggi di sottofondo, proprio così, ingranaggi…realtà meccanica.

Polvere

Ho chiuso la tua vita in un barattolo

così non puoi scappare

l’ho nascosto nel buio del mio cuore

per non dimenticare

tu adesso non ci sei più con me

ora sei polvere

ma il vento che vuole soffiarti via

non può passare

perché ho chiuso le porte già da un po’

e ho voglia di morire

morire per ritrovarti ovunque tu sia

e riuscire a dare un senso

alla vita mia.

Preferirai morire

C’era un pazzo

che un giorno disse a un bimbo:

la vita è bella finché sei tu a giocare,

quando saranno gli altri a giocare con te…

preferirai morire.

quel pazzo aveva ragione

è così che quel bimbo, ormai cresciuto,

decise di sparire.

Con la mia ombra

La pazzia

è la mia unica compagnia

c’è solo lei accanto a me

non mi lascia mai

così non mi sento sola

con la mia ombra allo specchio

passo ore

parlando al silenzio

parlando con lei.

Per Sara

La felicità è un battito di ciglia
una cometa che passa
e all’improvviso si spegne
perciò devi essere sempre pronta
per afferrarla nel suo volo
e tenerla stretta il più possibile
per goderne fino a quando
diverrà invisibile

All alone

All alone
the dark around
the light is a spot out there
but it’s impossible
to catch it
and hold it in my hands

Dolce oblio

Il giorno
 è un animale crudele
la notte
 il dolce oblio del corpo
la pace interiore.